5 Gennaio 2019

Autumn Leaves e forse un po' di Cajkovskij

Autumn Leaves è l’adattamento inglese di una chanson francese intitolata “Les Feuilles mortes”. Unico esempio di standard nato da un balletto, dal 1957 sarebbe diventato uno dei classici più registrati del jazz. La sua affermazione avvenne il 19 dicembre 1952 allorquando un giovane Stan Getz eseguì Autumn Leaves esponendo il tema con una bravura unica e successivamente eseguendo un assolo basato su una impeccabile elaborazione motivica.

Nascita di Autumn Leaves:

Joseph Kosma scrisse Autumn Leaves per il balletto del ballerino Roland Petit, una melodia intensa e in minore scritta per il pas de deux, il momento più entusiasmante della coreografia (Roland Petit sarebbe diventato il maestro del pas de deux).

Adattamento di Autumn Leaves:

Michael Goldsen, responsabile della musica a stampa della Capitol Records e estimatore della musica francese, commissionò al paroliere Johnny Mercer l’adattamento inglese di una chanson intitolata “Les Feuilles mortes”. Il lyricist si occupò dell’adattamento del solo ritornello della canzone, depennando la strofa ma mantenendo il mood nostalgico espresso attraverso le immagini autunnali.
Non è un caso che nella popular music americana e nel jazz non esistano esempi cantati e strumentali che contemplino la strofa.
Mercer evitò le rime per focalizzare il testo sulle consonanze.
Scritto il testo e poi depositato, la canzone venne recapitata ad un’artista sotto contratto con l’etichetta: il 13 luglio 1950 la cantante Jo Stafford registrerà la prima versione americana di “Les Feuilles mortes” con il nuovo titolo “Autumn Leaves” accompagnata dall’orchestra di Paul Weston.

L’interesse dei jazzisti verso questo brano può essere ricercato in vari aspetti:

  • la struttura inconsueta con la sua suddivisione in a(8) a(8) b(8) c(8), ma allo stesso tempo tradizionale con la sua lunghezza di 32 battute;
  • le trame armoniche delle sezioni a e b che sono attraversata dalle stesse progressioni combinate come in un chiasmo (la prima a è uguale a c e la seconda a è uguale a b, vedi tabella 1);
  • le progressioni II-V-I in maggiore e minore che attraversano tutto il chorus, molto congeniali per le improvvisazioni.
tabella 1
sezione a: 
Am/D7/Gmaj7/Cmaj7
F#-7b5/B7/Em/Em/
sezione b: 
F#-7b5/B7/Em/Em 
Am/D7/Gmaj7/(Cmaj7)/

Curiosità:
Le prime otto misure del chorus furono utilizzate dalla cantante Sylvie Vartan per il ritornello della sua “La Maritza”. La cantante sarà citata per plagio da Kosma che vincerà la causa.
Kosma però non si accorse che anche Luigi Tenco utilizzò le prime otto misure del chorus e porzioni della melodia per il suo grande successo “Mi sono innamorato di te” del 1961, anche se per quelle otto battute un sospetto c’é: ascoltate la ouverture-fantasia Amleto op.67 di Cajkovskij e intorno al settimo minuto ci sarà da stupirsi.

Chiasmo:
figura retorica costituita ta una doppia antitesi 
i cui termini s’incrociano, in modo che il primo 
corrisponda al quarto e il secondo al terzo.

Bibliografia
L. Bragalini, Storie poco standard, Le avventure di 12 grandi canzoni tra Broadway e jazz, EDT, Torino, 2013

22-08-2019 19:58

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