O sole mio

20 Aprile 2019

O sole mio

Insieme a Funiculì Funiculà risulta essere il brano più conosciuto e cantato al mondo, interpretato innumerevoli volte e passato attraverso versioni inusitate e rifacimenti vari, come ad esempio la versione anglofona di Elvis Presley nella quale O sole mio diventa It’s now or never.

Il testo originale del brano è composto da tre parti, ognuna delle quali formata da strofa e ritornello. I versi scritti da Giovanni Capurro non pongono al centro gli eventi o il paesaggio partenopeo, non raccontano una storia bensì una “[…] condizione senza limiti spazio-temporali […] ponendo al centro il potere simbolico polivalente del sole che, come l’amore, è entità positiva, portatrice di luce, di calore, di vita dopo una tempesta, e nel contempo emblema del secolo nascente e dell’ottimismo che a esso si accompagna. D’altronde, anche la tonalità in Fa maggiore della musica corrisponde sincronicamente proprio al sole, secondo gli studi etnomusicologici di Schneider”.

La musica di Edoardo Di Capua e Alfredo Mazzucchi, “[…] un Andantino di carattere artigianale […]”, prevede una melodia estesa che si sviluppa fino all’undicesima con un ritornello che si apre nell’ottava alta. Molto importante l’accompagnamento della canzone: un ostinato a ritmo di habanera, lo stesso che Bizet ha utilizzato nella sua Carmen.

Tutti questi elementi insieme conferiscono alla canzone un carattere dinamico aperto ad ulteriori sviluppi, anche in ambito non nazionale (come la versione di Elvis Presley citata in precedenza).

Perché O sole mio ha avuto tutto questo successo, ancor di più di altri brani del canto partenopeo?

Per varie ragioni: in pimis la promozione del brano sul territorio ad opera dell’editore Bideri, poi la diffusione dello stesso anche attraverso i media dell’epoca quali pianini meccanici e i posteggiatori, ma il lancio sul mercato mondiale si avrà con la registrazione della canzone su disco interpretata da Enrico Caruso. Pochi anni dopo la sua creazione avvenuta nel 1898 il brano inizierà a viaggiare creando un connubio tra il disco e la forza comunicativa dell’interprete.

Proprio la versione di Enrico Caruso, più che la pubblicazione dello spartito originale, costituirà “[…] la prima matrice del brano su larga scala. La sua versione introduce un prolungamento dello slogan musicale e testuale con cui si apre il ritornello e la conclusione del brano all’acuto, diversamente da quanto scritto […]”. Con Caruso si costituisce il mito di O sole mio, destinato ad arrivare fino ai nostri giorni, passando attraverso le trasformazioni culturali dei vari anni.

Anche Pino Daniele, prendendo le mosse dalla versione di Elvis, ci regala un versione del brano dal ritmo lento, con tastiere, chitarre e sound latino-americano. Introdurrà una sola parte in napoletano ma con una pronuncia ammorbidita. Una versione destinata ad un mercato globale.

Di seguito il testo del brano:

Che bella cosa na jurnata 'e sole,
n'aria serena doppo na tempesta!
Pe' ll'aria fresca pare gia' na festa...
Che bella cosa na jurnata 'e sole.
Ma n'atu sole
cchiu' bello, oi ne'.
'o sole mio
sta 'nfronte a te!
o sole, o sole mio
sta 'nfronte a te!
sta 'nfronte a te!
Lcene 'e llastre d'a fenesta toia;
'na lavannara canta e se ne vanta
e pe' tramente torce, spanne e canta
lcene 'e llastre d'a fenesta toia.
Ma n'atu sole
cchiu' bello, oi ne'.
'o sole mio
sta 'nfronte a te!
o sole, o sole mio
sta 'nfronte a te!
sta 'nfronte a te!
Quanno fa notte e 'o sole se ne scenne,
me vene quase 'na malincunia;
sotto 'a fenesta toia restarria
quanno fa notte e 'o sole se ne scenne.
Ma n'atu sole
cchiu' bello, oi ne'.
'o sole mio
sta 'nfronte a te!
o sole, o sole mio
sta 'nfronte a te!
sta 'nfronte a te!

Bibliografia
P. Scialò, Storia della canzone napoletana, vol. I, Neri Pozza Editore, Vicenza, 2017

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